PAESAGGIO

Si definisce paesaggio : una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni

MOTIVAZIONE

Da diversi anni l’offerta formativa della nostra Scuola pone una particolare attenzione al discorso ambientale. Quest’anno, partecipando al Concorso nazionale FAI, abbiamo scelto come tematica : Le Masserie , un bene culturale del paesaggio agrario tarantino , paesaggio così duramente colpito dall’inquinamento da diossina

Vedi scheda del progetto


paesaggio testimone " strage degli innocenti"
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domenica 14 marzo 2010

RISULTATI DELLE ANALISI CHIMICHE DEL TERRENO




  • Determinazione del calcare attivo: 2%

  • Fabbisogno in gesso: 33,5 q/ha

  • Peso specifico apparente: 0,99 g/ml

  • Determinazione della sostanza organica: 2,18% ( 1,77% C)

  • Anidride fosforica assimilabile: 8 ppm ( 7,66 mg/L)

  • Determinazione del pH in acqua (pHmetro): 8,40

  • Determinazione del pH in KCl: 7,83

  • Determinazione del cloruro di sodio: 0,35 per mille

OSSERVAZIONI


Dai dati ottenuti possiamo dedurre che il nostro campione di suolo risulta:



  • alcalino,

  • poco calcareo , con un valore inferiore al 5-10% che compromette l'assorbimento del ferro e del fosforo,

  • un basso valore di anidride fosforica assimilabile che indica la mancata concimazione del terreno,

  • mediamente dotato per il valore della sostanza organica,

  • il valore del cloruro di sodio è un po' alto perchè le coltivazioni non sopportano valori di sali superiori allo 0.1%; il cloro in eccesso risulta negativo per la fisiologia vegetali.

Per avere una valutazione più precisa del terreno in esame , dobbiamo ripetere le analisi in altri periodi dell'anno e soprattutto dobbiamo chiedere la collaborazione di laboratori specializzati ( es. ARPA ) per dosare i valori degli inquinanti che sicuramente presentano valori molto alti in quest'aria così duramente colpita dall'inquinamento dei fumi dell' ILVA.


Per approfondire valori degli inquinanti presenti nell'area in esame consulta i dati pubblicati dall' ARPA

METODO OLSEN -DETERMINAZIONE ANIDRIDE FOSFORICA






















DETERMINAZIONE DELL'ANIDRIDE FOSFORICA ASSIMILABILE

Determinazione:

P2O5

CLASSE:

PM

PA

SOL.MADRE:

20

142

142

Inserire i dati solo in questo foglio!

Prelievo(ml)

Pall.tar.(ml)

Conc.(mg/l)

Assorb.

5

100

1

0,127

10

100

2

0,257

15

100

3

0,4

20

100

4

0,61

25

100

5

0,721

Risultati

Equazione retta di taratura (b=0)

A=

0,1427

c

Ax

cx

Diluizione

Cx

1,19

8,339173

1

8,339

P(mg/l)

P2O5

(mg/l)

8,339

DETERMINAZIONE DELL’ANIDRIDE FOSFORICA ASSIMILABILE



Il fosforo presente nel terreno viene convenzionalmente espresso come anidride fosforica (P2O5) in forma assimilabile, ioè disponibile per le piante.

L'anidride fosforica totale riveste scarsa importanza in quanto le frazioni non assimilabili risultano insolubili come fosfato di calcio o di alluminio o ferrino (a seconda del pH) o legate in forma organica.


Proprio a causa della scarsa mobilità del fosforo esso viene somministrato come concime prima dell'impianto o della semina (meglio se alla fine dell'inverno tra febbraio e marzo).


La dotazione sufficiente di anidride fosforica è dello 0,1¸0,3 ‰.


Metodo Olsen- Watanabe

Il metodo è applicabile ai terreni con pH in acqua superiore a 6,5


Principio:


Il metodo si basa sulla capacità del sodio bicarbonato di abbassare l'attività degli ioni calcio, consentendo l'estrazione dell'aliquota di fosforo legata al calcio o coprecipitata con il carbonato di calcio.


Il fosforo così estratto viene dosato per via spettrofotometrica mediante sviluppo del complesso fosfomolibdico colorato in blu.


Materiale:

  • Spettrofotometro
  • 2 beute da 250 ml
  • 2 pipette da 5 ml

  • 2 pipette da 20 ml

  • 3 pipette da 50 ml
  • 3 matracci da 100 ml

  • pallone da 1000 ml
  • agitatore magnetico

Reattivi:

  • soluzione estraente di carbonato-bicarbonato sodico 0,5 M a pH 8,5 (preparata sciogliendo 42 g di bicarbonato di sodio in 1 l di acqua e aggiungendovi 4,5 ml di idrossido di sodio al 20 % fino a pH 8,5)
  • carbone attivo (lavarlo per depurarlo da eventuale presenza di fosfati: agitare il carbone con soluzione estraente; raccoglier il carbone su imbuto di Büchner e lavare più volte con acqua distillata; essiccare in stufa a 110° C; siccome possono restare ancora tracce di fosfati si rende necessario determinare il contenuto di fosfati su 1 g di carbone lavato e poi sottrarre questo dato da quello fissato nel terreno)
  • soluzione di molibdato ammonico: sciogliere in un matraccio da 100 ml 7,2 g di molibdato ammonico in polvere in 250 ml di acqua e raffreddare; in un altro pallone versare 250 ml di acqua e, cautamente, 107 ml (cioè 196,8 g) di acido solforico concentrato (con d = 1,84); raffreddare e versare nel matraccio da 1000 ml; raffreddare e portare a volume con acqua deionizzata (conservare la soluzione in bottiglia scura)

  • soluzione riducente: soluzione acquosa di acido ascorbico al 2,5% (preparata giornalmente)
  • soluzione di fosfato: sciogliere in un po' d'acqua 0,1917 g di fosfato biacido di potassio (KH2PO4) e portare al volume di 1 l con acqua deionizzata, agitare bene, prelevare 200 ml e portare a 1 l con acqua distillata; 1 ml di questa soluzione contiene 0,02 mg di P2O5

  • acido solforico concentrato.
Costruzione della curva di taratura

In 6 matracci tarati da 100 ml si versano 50 ml della soluzione estraente. Si aggiungono cautamente e agitando 1,5 ml di acido solforico concentrato; si agita fino alla cessazione dell'effervescenza. Quindi si aggiungono rispettivamente 0 – 5 – 10 – 15 – 20 – 25 ml di soluzione di fosfato (contenenti 0,02 mg/ml di P2O5).


Le prove contengono 0 ,1,2,3,4 e 5 mg/L di P2O5 Si agita e si aggiungono lentamente 20 ml di soluzione di molibdato ammonico e 2 ml di soluzione di acido ascorbico. Si agita e si pongono i matracci su bagnomaria bollente per 30 minuti. Si raffredda e si porta a volume con acqua distillata.

Si misura poi l'estizione di ogni soluzione a 650 nm contro la prova in bianco (quella cioè priva di P2O5). Si traccia la retta di taratura ponendo sulle ascisse le concentrazioni delle soluzioni colorate in blu (espresse in mg di P2O5/ml) e sulle ordinate l'estinzione.

Modo di operare:

  • Porre in beuta 5 g di terra fine essiccata all'aria e poi in stufa a 110°C.
  • Aggiungere 1 g di carbone attivo (lavato ed essiccato) e 100 ml di soluzione estraente.
  • Agitare con agitatore magnetico per 30 min. e filtrare su filtro asciutto. Se il filtrato risulta colorato occorre ripetere l'operazione aumentando la dose di carbone.
  • In parallelo si ripete l'operazione in beuta senza terreno (prova in bianco).
  • In tre matracci porre: 50 ml di soluzione estraente, 50 ml di filtrato del solo carbone, 50 ml di filtrato del terreno.
  • Aggiungere, con cautela, 1,5 ml di acido solforico concentrato e agitare cautamente fino al cessare dell'effervescenza.
  • Aggiungere 20 ml di acqua distillata, 20 ml di soluzione di molibdato ammonico e 2 ml della soluzione riducente.
  • Porre i matracci su bagnomaria bollente per 0 min.
  • Raffreddare.

  • Portare a volume con acqua deionizzata.

  • Misurare l'estinzione a 650 nm contro la prova con sola soluzione estraente.

  • Per calcolare la quantità di fosfati assimilabili servirsi della retta di taratura.

Osservazioni:

  • Questo metodo risulta il più adatto per i terreni calcarei in quanto lo ione bicarbonato agisce abbassando l'attività degli ioni Ca2+ (precipitazione di CaCO3) e provocando la solubilizzazione di una parte del fosfato di calcio.
  • Nei terreni neutri e acidi, il pH tamponato a 8,5 evita la solubilizzazione di eccessive dosi di fosfato legato al ferro o all'alluminio e le precipitazioni secondarie che si avrebbero a pH più elevati.

  • L'acido ascorbico riduce l'acido fosfomolibdico.

CONCENTRAZIONE P2O5 campione = 8,339 mg/L


CONCENTRAZIONE P2O5 sol.estraente = 0,68 mg/L


VALORE OTTENUTO P2O5 = 7,66 mg/L 0 circa 8 ppm

DETERMINAZIONE DEL FABBISOGNO IN GESSO






Questa analisi è utile ai fini della correzione dei terreni alcalini ricchi di sodio di scambio (cioè quelli in cui la c.s.c. è data dal sodio per più del 15% ).


La correzione viene effettuata somministrando gesso (solfato di calcio) e irrigando per allontanare il solfato di sodio solubile che si è formato: teoricamente il pH dovrebbe diventare 7,ma è sufficiente abbassarlo a livelli compatibili con una buona coltivazione.

Materiale :

  • Agitatore meccanico

  • Carta da filtro

  • Imbuto

  • Due beute da 200 ml


  • Pipetta da 200 ml e da 20ml

Reattivi :

.Soluzione satura di solfato di calcio (preparata sciogliendo 5g di solfato di calcio diidrato in un litro di acqua deionizzata per un ora e lasciando riposare per una notte e filtrare )

  • Acido etilendiamminotetracetico (EDTA) 0,05 N
  • Soluzione 8 N di idrossido di sodio
  • Nero eriocromo


Modo di operare :

  • Introdurre 5g di terra fine essiccata all'aria in una beuta.
  • Addizionare 100ml di soluzione satura di solfato di calcio.

  • Tappare e agitare meccanicamente per 30 minuti . Avviene la seguente reazione

    colloide-Na2 + CaSO4 « colloide-Ca + Na2SO4

  • Filtrare:sul filtro resta il calcio,mentre il solfato di sodio,che è solubile,passa nel filtrato .

  • Prelevare 20 ml di filtrato e addizionare 5ml di idrossido di sodio 8 M e alcune gocce di nero eriocromo.

  • Titolare con soluzione 0,05 N di EDTA fino a viraggio del colore della soluzione dal rosso al blu.

  • Titolare allo stesso modo 20 ml di soluzione satura di solfato di calcio (più idrossido di sodio e nero eriocromo).

Il fabbisogno in gesso si ricava dal seguente calcolo:

meq/100 g di fabbisogno in gesso = (A – B) × 10

dove

A = ml di EDTA 0,05 N impiegati per titolare il filtrato


B = ml di EDTA impiegati per titolare il solfato di calcio

Osservazioni:

Poiché a 1 meq corrispondono 25,8 q/ha di gesso la formula diventa:


(A – B) × 25,8 = fabbisogno in gesso espresso in q/ha



VALORI OTTENUTI : A = 9,3 ml; B = 8 ml



FABBISOGNO IN GESSO : 33,55 q/ha

lunedì 1 marzo 2010

DETERMINAZIONE DEL CALCARE ATTIVO






Con il termine "calcare" totale si intende l'insieme dei carbonati di calcio e di magnesio espresso in % di carbonato di calcio sul terreno secco analizzato: è considerato calcareo un terreno contenente oltre il 20% di calcare.




Il calcare influenza l'alimentazione fosforica insolubilizzando il fosforo e maggiore è il suo contenuto nel terreno e più basso deve essere il pH ai fini della migliore nutrizione vegetale.

Il "calcare attivo" è la parte solubile del calcare e convenzionalmente corrisponde alla parte di calcare in grado di reagire a freddo con ossalato di ammonio. Viene espresso in percentuale di carbonato di calcio e non deve superare il 5¸10% del totale per non compromettere l'assorbimento del fosforo e del ferro (con conseguente clorosi).

Questa determinazione riveste un interesse particolare nei vigneti, per orientare la scelta del portainnesto; la maggior parte dei portainnesti, infatti, è sensibile a livelli di calcare attivo superiore al 15%.

Materiale

  • 2 beute da 500 ml
  • beuta da 100 ml
  • filtro di carta
  • imbuto
  • 2 pipette da 20 ml
  • buretta
  • agitatore magnetico

Reattivi:

  • soluzione di ossalato di ammonio 0,2 N
  • soluzione di permanganato di potassio 0,1 N

Modo di operare

  • Introdurre 10 g di suolo in esame in una beuta da 500 ml.
  • Addizionare quindi 250 ml di soluzione di ossalato di ammonio.
  • Agitare per 1 ora con agitatore magnetico.
  • Filtrare.
  • Porre 20 ml del filtrato in una beuta da 100 ml, riscaldare a 60¸70°C e titolare con la soluzione di permanganato di potassio.
  • Contemporaneamente effettuare una prova in bianco titolando 20 ml di ossalato di ammonio

La percentuale di calcare attivo è data da:

(A – B) × 0,1 × 50 × 0,125 = (A – B) × 0,625

dove

A = ml di soluzione di permanganato di potassio utilizzati per il suolo

B = ml di soluzione di permanganato di potassio utilizzati nella prova in bianco

0,1 = normalità del permanganato di potassio , 50 = equivalente del carbonato di calcio

VALORE OTTENUTO
Calcare attivo = 0,75%

Gli alunni della IIIA O.C.B e IVB T.C.B




domenica 28 febbraio 2010

DETERMINAZIONE DEL CLORURO DI SODIO





Il cloruro di sodio è tra i sali solubili, il più dannoso sia alla vegetazione (in generale) sia al terreno. Infatti il sodio è un peptizzante che si oppone alla buona struttura del terreno ed aumenta molto la conducibilità elettrica.



L'aumento della pressione osmotica provocato nella soluzione circolante rende difficile e impedisce l'assorbimento idrico da parte delle radiciLe coltivazioni non sopportano valori di sali superiori allo 0.1%; anche il cloro in eccesso risulta negativo per la fisiologia vegetale.

Materiali:

  • Forno a muffola
  • 2 beute da 200ml
  • carta da filtro e imbuto
  • palloncino da 100ml

Reagenti:

  • soluzione 0.1 N di nitrato d'argento
    indicatore cromato di potassio (soluzione satura)

Modo di operare:

  • Far seccare in forno a muffola 20 g di terra fine, alla temperatura di 110°C per 3-4 ore in modo da eliminare l'acqua igroscopica.
  • Introdurre i 20 g di terra fine in una beuta;
  • Aggiungere 100 ml d'acqua distillata e chiudere la beuta con un tappo;
  • Agitare
  • Attendere 36-48 ore agitando ogni tanto;
  • Filtrare con filtro asciutto a raccogliere il filtrato in una beuta.
  • Prelevare 5 ml di filtrato (corrispondenti a 5 g di terra)
  • Titolare i cloruri con soluzione 0.1 N di nitrato d'argento con qualche goccia di cromato di potassio (indicatore)

La quantità di questo sale nel terreno è data da:


%o NaCl = ml titolante · 0.00585 · 200


dove:


0.00585=g di NaCl che corrispondono a 1 ml di titolante

200= fattore di moltiplicazione per esprimere il NaCl in per mille poiché sono stati titolati 5 g di terreno.


In pratica


%o NaCl = ml titolante · 1,17

Valori ottenuti


0,3 ml di titolante


0,35 %o NaCl

Osservazioni


Il dato analitico relativo al cloruro di sodio deve essere posto in rapporto al ptl e alla c.s.c; infatti terreni contenenti sali solubili superiori allo 0.1% risultano anche alcalini e con una c.s.c. satura per oltre il 15% da sodio sono terreni salini sodici.

DETERMINAZIONE DELLA SOSTANZA ORGANICA








La sostanza organica è costituita da residui vegetali e animali, da microrganismi e loro metabolici e da eventuali residui di fertilizzanti organici. La conoscenza della quantità di sostanza organica presente nel terreno è utile per la valutazione dello stato di fertilità del terreno stesso: in generale si considera povero un terreno contenente meno del 2% di sostanza organica, mediamente dotato uno con il 2¸3% , ricco uno con valori superiori al 3%.


Dal contenuto in sostanza organica dipendono in parte la capacità di scambio cationico, la disponibilità di fosforo e di potassio per la pianta e anche la vita microbica.

Metodo al bicromato ossidativo


Il metodo è applicabile a tutti i tipi di suolo: il quantitativo del campione da sottoporre all'analisi va però scelto in funzione del contenuto in sostanza organica.

Principio:

La sostanza organica viene ossidata con bicromato di potassio in presenza di acido solforico, alla temperatura che si raggiunge in conseguenza della brusca diluizione

dell'acido solforico. La reazione viene interrotta diluendo con acqua dopo un tempo stabilito.

La quantità di bicromato di potassio che non ha reagito viene determinata mediante titolazione con una soluzione di solfato ferroso.

Nel calcolo si introduce un fattore empirico(0,77), che tiene conto della frazione realmente ossidata nelle condizioni adottate. Considerando un contenuto medio in carbonio della sostanza organica pari a 580 g/kg, si introduce un secondo fattore (1,724) per trasformare il carbonio organico in sostanza organica.

Materiale

  • beute da 500 ml
  • pipetta da 10 ml
  • pipetta da 20 ml
  • cilindro da 200 ml
  • buretta

Reattivi:
  • Potassio bicromato (K2Cr2O7) soluzion e 1,000 N (49,053 g/l
  • Ferro ammonio solfato [sale di Mohr: Fe(NH4)2(SO4)2·6H2O] soluzione 0,5 N, 196,02 g di sale di Mohr e 15 ml di acido solforico concentrato per litro. Il titolo della soluzione non è stabile e va valutato per ogni serie di analisi.
  • Ferroina come indicatore
  • Acido solforico concentrato (H2SO4 d= 1,84)

Modo di operare

  • Porre in una beuta da 500 ml 1,000 g di campione setacciato a 0,5 mm; si useranno 0,500 g nel caso di suoli contenenti più del 3% di sostanza organica; 2,000 g nel caso di suoli contenenti meno dell'1% di sostanza organica; per i suoli torbosi saranno impiegate aliquote inferiori tenendo presente che alla fine della reazione almeno 3 ml di bicromato devono risultare in eccesso.
  • Addizionare 10 ml di bicromato di potassio misurati esattamente e, a goccia a goccia lungo le pareti quindi 20 ml di acido solforico concentrato.
  • Agitare nuovamente evitando che le particelle di suolo aderiscano alle pareti, coprire con un vetro da orologio e lasciare in riposo per 30 minuti esatti alla fine dei quali interrompere la reazione aggiungendo 200 ml circa di acqua deionizzata.
  • Aggiungere 0,5 ml di indicatore ferroina e titolare con la soluzione di sale di Mohr fino al viraggio dal giallo al verde.
  • Contemporaneamente eseguire una prova in bianco con 10 ml di bicromato, 20 ml di acido solforico e 200 ml di acqua deionizzata.

Espressione dei risultati:

Il contenuto in carbonio organico si esprime in g/kg, senza cifre decimali.

Corganico % = ( S-T ) .10/S.0,03/0,77.100/P

S e T = ml di soluzione di Fe (II) usati, rispettivamente, per la prova in bianco e per la determinazione
P = peso del suolo
0,003 = milliequivalenti del carbonio
Sostanza organica % = CORGANICO % · 1,72
VALORI OTTENUTI
S = 7,7 ml
T = 5,2 ml
C % = 1,27%
Sostanza organica % = 2,18%
IV B T.C.B

mercoledì 24 febbraio 2010

DETERMINAZIONE DEL PESO SPECIFICO APPARENTE



Il peso specifico apparente è dato dal peso della unità di volume del terreno in condizioni naturali della coltivazione. Il suo valore vaia da 0,5¸0,6 per i terreni organici, fino a 1,5 per i terreni minerali.

Materiale:


 

  • Cilindro di vetro da 100 ml

Modo di operare:


 

  • Riempire con terra fine un cilindro di vetro ben asciutto, assestando bene la terra con movimenti rotatori del cilindro.
  • Misurare quindi il volume.
  • Porre tutta la terra, versandola lentamente, su una bilancia e calcolare secondo la seguente formula:

Peso specifico = peso/volume

Valore ottenuto = 0,9 g/ml

martedì 23 febbraio 2010

DETERMINAZIONE DEL PH IN ACQUA




Di norma il pH viene determinato su terreno essiccato all'aria, mentre nel caso dei terreni sommersi o molto alcalini si opera sul terreno appena prelevato in modo da impedire l'ossidazione del ferro (che provoca conseguenti variazioni del pH). La conoscenza di questo valore assume fondamentale importanza ai fini della scelta della coltivazione e poi del tipo di concime da impiegare. I valori più diffusi sono 5-6 per i terreni acidi di risaia , 6-8 per gli altri terreni. Sono definiti terreni peracidi quelli con pH 3,5-4,5, acidi quelli con pH 4,5-5,5, subacidi con pH 5,5-6,5, neutri con pH 6,5-7,5, subalcalini con pH 7,5-8,5, alcalini con pH 8,5-9,5.

A pH 6,5-7,5 quasi tutte le colture trovano le condizioni ottimali, anche perché a questi valori di pH sono più attive sia la microflora sia la microfauna terricole. Inoltre a questi pH si verifica un maggior assorbimento della maggior parte degli elementi nutritivi.

Metodo potenziometrico

Materiale:


 

  • Bicchiere da 100 ml
  • Potenziometro (o pHmetro)
  • Pipetta da 25 ml

Modo di operare:


 

  • Prelevare 10 g di terreno e addizionarvi, in un bicchiere, 25 ml di acqua deionizzata.
  • Agitare per 30 minuti con una bacchetta di vetro.
  • Accendere il potenziometro e porre l'elettrodo di misurazione della forza elettromotrice nella sospensione terrosa: il valore segnato dallo strumento è il pH del terreno.

Osservazioni:


 

  • L'acqua aggiunta per sciogliere il terreno non ne modifica il pH, a motivo del potere tampone del terreno stesso.
  • Occorre effettuare la taratura del potenziometro prima della misurazione: azzerare l'ago del galvanometro, portare il pH al valore di 7 mediante una soluzione tampone, azzerare nuovamente e asciugare gli elettrodi, misurare il pH del campione in esame.
  • Il metodo colorimetrico con il comparatore di Hellige è ormai desueto,in quanto tutti i laboratori sono dotati di potenziometri; di questi ve ne sono anche digitali a prezzi veramente contenuti.
  • Il DM 11.05.1992 prevede la taratura con una soluzione tampone a un certo pH e una soluzione tampone avente pH vicino a quello del campione.
  • Il DM 11.05.1992 prevede che, dopo l'agitazione della terra con acqua segua una notte di riposo prima di misurare il pH. Quando l'elettrodo è posto nella sospensione per la misurazione del pH occorre che la sospensione sia in agitazione.


 

Determinazione del pH in cloruro di potassio

Materiale:

  • Potenziometro

  • Bicchiere da 100ml
  • Pipetta da 25 ml

Reattivi:

  • Soluzione M di cloruro di potassio(preparata sciogliendo 74,60g di cloruro di potassio in un litro di acqua )

Modo di operare:

  • Porre in un bicchiere 10g di terreno e 25 ml di cloruro di potassio.
  • Agitare 30 min.
  • Determinare il pH immergendo nel bicchiere l'elettrodo del potenziometro.


 

Il pH così determinato deve essere confrontato con il pH in acqua (il primo è sempre inferiore al secondo.

Osservazioni :

  • Maggiore è la differenza tra i due valori di pH, più sono presenti ioni H +scambiabili con K+ (e con gli altri cationi in genere ) e più si può abbondare con la concimazione.Dal punto di vista pratico questa analisi può sostituire quella più laboriosa della capacità di scambio cationico .
  • Il pH così determinato è anche noto come acidità di scambio.
  • Per caratterizzare gli andisuoli (vulcanici ) una parte di suolo va dispersa in 50 parti di fluoruro di sodio (soluzione satura).

VALORE OTTENUTI : pH= 8,40 in acqua; pH = 7,83 in cloruro di potassio

ANALISI CHIMICHE DEL TERRENO




PREPARAZIONE DEL CAMPIONE     

La preparazione del campione per analisi deve essere eseguita in modo tale che la più piccola pesata prevista dai metodi di analisi sia rappresentativa del campione e la composizione non possa essere stata modificata dalla preparazione al punto di alterare sensibilmente la solubilità nei differenti reattivi estraesti. Viene eseguita secondo le norme disposte dal DM 11.05.1992.

Definizioni

Il campione per il laboratorio è la quantità di terreno prelevata secondo un cero piano di campionamento e consegnata in laboratorio.

Il campione grezzo
per analisi è l'aliquota rappresentativa del campione grezzo per analisi, preparato per il prelevamento dell'aliquote da analizzare.

La terra fine è il campione di terra preparato per l'analisi, essiccato al massimo fino a 40° C, che passa attraverso un setaccio con maglie di 2mm.

L'aggregato è l'unione di particelle elementari dovuta all'esistenza di cementi organici e/o minerali.

Lo scheletro è l'insieme delle particelle singole del terreno che non passano attraverso un setaccio con maglie di 2mm.

Procedimento

Apparecchiature utilizzate:
  • Stufa a ventilazione
  • Matterello ricoperto di gomma
  • Apparecchio per la frantumazione
  • Setaccio nylon con luce netta delle maglie da 2, 0,5 e 0,2mm
Modi di operare:

Campione secco all'aria setacciato a 2mm (terra fine)

  • Stendere su una superficie piana, pulita e secca, e che non lo influenzi, tutto il campione per il laboratorio.
  • Se necessario suddividere il campione in maniera da non modificarne le caratteristiche chimiche e fisiche, per ottenere il campione grezzo per analisi.
  • Porre il campione grezzo per analisi su vassoi di carta o plastica,in uno strato di 1÷2 cm di spessore ed essiccarla all'aria, ambiente ventilato a temperature comprese tra 25 e 35°C,o in stufa a ventilazione forzata con temperature non superiori a 40°C.
  • Lasciar raffreddare il campione a temperatura ambiente e pesarla.
  • Setacciarli al vaglio di 2 mm.


 

Gli alunni della IIIA O.C.B

lunedì 15 febbraio 2010

CAMPIONAMENTO


PRELEVAMENTO DEI CAMPIONI


 

Il prelevamento dei campioni da sottoporre ad analisi costituisce uno dei punti più crtici degli studi per la caratterizzazione di un suolo e deve essere effettuato secondo le norme del DM 11.05.1992 e tenendo conto di alcune considerazioni.

La composizione dei suoli varia notevolmente, sia in superficie sia in profondità, anche in zone relativamente ristrette. Tessitura, struttura e contenuto di sostanza organica ed elementi nutritivi e/o inquinanti hanno una loro variabilità specifica anche in suoli relativamente omogenei.

La scelta delle modalità di prelevamento, la localizzazione e il numero dei prelievi devono essere in relazione con le finalità dell'indagine e con il grado di dettaglio che si intende raggiungere. Poiché le notizie sui punti intermedi ai siti di campionamento di ogni singola unità territoriale si ottengono per interpolazione, il grado di informazione sulle caratteristiche della superficie oggetto di studio dipende dalla distanza tra i punti di prelievo.

Inoltre bisogna tenere conto della variabilità verticale dei terreni, dovuta a cause naturali o antropiche. Lo studio del profilo, indispensabile nel caso di una indagine pedologica, deve costituire una premessa anche per la valutazione degli elementi nutritivi o della presenza di inquinanti.

I suoli hanno caratteristiche relativamente costanti nel tempo, quali la natura, lo spessore e la distribuzione degli orizzonti, e caratteristiche che variano con le stagioni (in dipendenza per esempio del livello delle falde acquifere), con le colture (in relazione alle lavorazioni del terreno, alle fertilizzazioni ecc.) o a seguito di particolari eventi (movimenti di terra, smottamenti, sommersioni). Diversi devono essere quindi i criteri di prelievo a seconda che oggetto di indagine siano i caratteri più stabili o quelli variabili nel tempo.


 

Definizioni


 

L'analisi di caratterizzazione è l'insieme di determinazioni che contribuiscono a caratterizzare le proprietà fisiche e/o chimiche di un campione di terreno.

L'analisi di controllo viene effettuata per il controllo di alterazioni e/o variazioni della composizione del suolo in particolare a seguito di inquinamenti.

L'analisi diagnostica comparativa si basa sul confronto di osservazioni ed è destinata a evidenziare una eterogeneità di caratteristiche.

La zona di campionamento è la zona di terreno sottoposta al campionamento. E' suddivisa in più unità di campionamento.

L'unità di campionamento è la quantità definita di suolo, dotata di limiti fisici o ipotetici.

Il campione elementare è la quantità di terreno prelevata in una sola volta in una unità di campionamento.

Il campione globale è l'insieme di campioni elementari prelevati in un'unica unità di campionamento.

Il campione finale è la parte rappresentativa del campione globale, ottenuta mediante eventuale riduzione di quest'ultimo.


 


 


 

Apparecchiature


 

Gli strumenti necessari per il campionamento devono essere costituiti con materiali e modalità che non possono influenzare le caratteristiche che si vogliono determinare nel terreno da campionare. Si tratta di sonda o trivella, vanga, secchio con volume non inferiore a 10,1 telone asciutto e pulito di circa 2 m2, sacchi di capacità di almeno 1 1 e dotati di adeguato sistema di chiusura.


 


 


Epoca di prelevamento


 

Deve essere scelta in funzione delle finalità dell'indagine.Per calcolare il fabbisogno di fertilizzanti il campionamento deve essere effettuato almeno tre mesi dopo l'ultimo apporto di concimi o sei mesi dopo l'ultimo apporto di ammendanti o correttivi.


 

Zona di campionamento


 

Va individuata, eventualmente con il concorso dell'interessato o di persone esperte della zona, delimitando un'area che abbia in comune colore, aspetto fisico, ordinamento colturale, fertilizzazioni ricevute in passato, vegetazione coltivata o spontanea.

Nel caso si disponga di una carta dei suoli, va individuata la zona di campionamento all'interno di una sola unità pedologica. È meglio comunque evitare sempre di campionare in prossimità dei bordi dell'unità pedologica.

In questo modo si potrà arrivare alla suddivisione in due o più zone di campionamento, ognuna delle quali presenti le caratteristiche di omogeneità sopra descritte. Deve però essere valutata attentamente l'opportunità di campionare zone di superficie troppo ridotta per influenzare sensibilmente gli obiettivi che si intendono raggiungere con il campionamento e l'analisi.


 

Numero e ripartizione dei campioni elementari


 

Qualunque sia la superficie della zona di campionamento, effettuare sempre almeno quindici campioni elementari, prelevando non meno di sei campioni per ettaro e viene utilizzato un campionamento non sistematico a X o W.


 

Campionamento non sistematico a X o W


 

Vengono scelti i punti di prelievo lungo un percorso tracciato sulla superficie da investigare, formando delle immaginarie lettere X o, preferibilmente, W e viene prelevato un campione elementare in ogni punto, seguendo i principi già esposti. La procedura può portare a una copertura non completa della superficie da investigare, ma si limita a fornire dati orientativi.


 


 

Profondità di prelevamento

Se si deve eseguire un'analisi di caratterizzazione nei terreni arativi,o comunque soggetti a rovesciamenti o rimescolamenti,il campione si preleva alla massima profondità di lavorazione del suolo.

Nei terreni a prato o pascolo e nei frutteti inariditi,la parte aerea della vegetazione e la cotica vanno eliminate e il campione viene prelevato alla profondità interessata dalla maggior parte delle radici.

Nel caso sia prevista la rottura del prato procedere come indicato appena sopra.

Per i campionamenti del sottosuolo si determina la profondità di prelievo sulla base del profilo podologico.Si deve evitare comunque di mescolare il suolo superficiale con il sottosuolo e,in generale,il terreno proveniente da diversi orizzonti.

Se l'analisi da effettuare è di controllo o diagnostica comparativa,si sceglie la profondità del prelievo in funzione delle caratteristiche del fenomeno che si intende controllare.


 

Esecuzione del prelevamento elementare


 

Una volta individuato il sito di campionamento bisogna eliminare,se necessario,la vegetazione che copre il suolo.Si introducono poi verticalmente la sonda o la trivella fino alla profondità voluta e si estrae il campione elementare di terreno.Nel caso di terreni sabbiosi o polverulenti la sonda può essere introdotta nel suolo diagonalmente,facendo attenzione a rispettare la profondità scelta.

Nel caso di terreni molto compatti o con elevata presenza di scheletro,che non permettono l'uso della sonda,si scava con la vanga una piccola buca a pareti verticali fino alla profondità prescelta.

Si preleva quindi una fetta verticale che interessi tutto lo strato,mantenendo costante la frazione di terreno proveniente dalle diverse profondità.


 


 

Formazione dei campioni per l'analisi di caratterizzazione


 

Si inseriscono i diversi campioni elementari,man mano che vengono prelevati,nel secchio.

Si rovescia il secchio su una superficie solida,piana,asciutta e pulita,coperta con il telone e si mescola e si omogeneizza accuratamente il terreno.


 


 

Condizionamento dei campioni finali


 

Ciascun campione finale viene inserito in un imballaggio asciutto,pulito,che non interagisca con il terreno e sia impermeabile all'acqua e alla polvere.

L'imballaggio viene chiuso e si predispongono due etichette uguali nelle quali sia chiaramente identificato il campione.Sulle etichette porre dei riferimenti biunivoci al verbale di campionamento.

Collegare poi un'etichetta al sistema di chiusura e attaccare l'altra alla superficie esterna dell'imballaggio(non inserire mai etichette all'interno,a contatto col suolo).

Nel caso sia necessario sigillare il campione effettuare l'operazione in maniera tale che non sia possibile aprire l'imballaggio senza violare il sigillo al quale deve essere incorporata una delle etichette.

Nel verbale di campionamento bisogna identificare con precisione la zona di campionamento con opportuni riferimenti catastali o geografici, e riportare sempre la data di campionamento e la profondità di prelievo. Riportare inoltre un riferimento biunivoco alle etichette poste sul campione finale.

giovedì 21 gennaio 2010

ANALISI DEL SUOLO

PRELEVAMENTO DEI CAMPIONI


Il prelevamento dei campioni da sottoporre ad analisi costituisce uno dei punti più critici degli studi per la caratterizzazione di un suolo e deve essere effettuato secondo le norme del DM 11.05.1992 e tenendo conto di alcune considerazioni.

La composizione dei suoli varia notevolmente, sia in superficie sia in profondità, anche in zone relativamente ristrette. Tessitura, struttura e contenuto di sostanza organica ed elementi nutritivi e/o inquinanti hanno una loro variabilità specifica anche in suoli relativamente omogenei.

La scelta delle modalità di prelevamento, la localizzazione e il numero dei prelievi devono essere in relazione con le finalità dell'indagine e con il grado di dettaglio che si intende raggiungere. Poiché le notizie sui punti intermedi ai siti di campionamento di ogni singola unità territoriale si ottengono per interpolazione, il grado di informazione sulle caratteristiche della superficie oggetto di studio dipende dalla distanza tra i punti di prelievo.

Inoltre bisogna tenere conto della variabilità verticale dei terreni, dovuta a cause naturali o antropiche. Lo studio del profilo, indispensabile nel caso di una indagine pedologica, deve costituire una premessa anche per la valutazione degli elementi nutritivi o della presenza di inquinanti.

I suoli hanno caratteristiche relativamente costanti nel tempo, quali la natura, lo spessore e la distribuzione degli orizzonti, e caratteristiche che variano con le stagioni (in dipendenza per esempio del livello delle falde acquifere), con le colture (in relazione alle lavorazioni del terreno, alle fertilizzazioni ecc.) o a seguito di particolari eventi (movimenti di terra, smottamenti, sommersioni). Diversi devono essere quindi i criteri di prelievo a seconda che oggetto di indagine siano i caratteri più stabili o quelli variabili nel tempo.


Definizioni


L'analisi di caratterizzazione è l'insieme di determinazioni che contribuiscono a caratterizzare le proprietà fisiche e/o chimiche di un campione di terreno.

L'analisi di controllo viene effettuata per il controllo di alterazioni e/o variazioni della composizione del suolo in particolare a seguito di inquinamenti.

L'analisi diagnostica comparativa si basa sul confronto di osservazioni ed è destinata a evidenziare una eterogeneità di caratteristiche.

La zona di campionamento è la zona di terreno sottoposta al campionamento. E' suddivisa in più unità di campionamento.

L'unità di campionamento è la quantità definita di suolo, dotata di limiti fisici o ipotetici.

Il campione elementare è la quantità di terreno prelevata in una sola volta in una unità di campionamento.

Il campione globale è l'insieme di campioni elementari prelevati in un'unica unità di campionamento.

Il campione finale è la parte rappresentativa del campione globale, ottenuta mediante eventuale riduzione di quest'ultimo.